- Patrimonio pubblico
Svendita e privatizzazione del patrimonio pubblico
Nonostante la crisi economica e la stagnazione del mercato immobiliare, il Comune di Pisa e le altre istituzioni pubbliche cittadine — dall’Università all’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio, dalla Provincia di Pisa alla Regione Toscana — hanno varato maxi-piani di alienazione. Il patrimonio, che è un bene comune, viene trattato come un asset finanziario da chi ha governato Pisa negli ultimi vent’anni, sia dal centrosinistra che dal centrodestra, con un conseguente impoverimento del patrimonio pubblico fruibile dalla cittadinanza. Assistiamo al coinvolgimento di più livelli istituzionali: Comune, Università, Regione e Provincia. Gli strumenti principali utilizzati sono: piani di alienazione , trasferimento a società partecipate, cambi di destinazione d’uso. Anno dopo anno, questi piani di alienazione vengono confermati nonostante il forte calo delle vendite. Molti immobili vengono poi venduti a soggetti privati con pesanti ribassi, come dimostra il recente caso dell’ex-asilo Coccapani, oggetto di una speculazione immobiliare finalizzata alla realizzazione di appartamenti di lusso in pieno centro storico. Nel frattempo, in attesa di improbabili “valorizzazioni”, numerosi immobili vengono lasciati in uno stato di completo abbandono. Attraverso l’inchiesta “Pisa depredata”, analizzeremo i piani di svendita dei principali enti pubblici della nostra città e l’impatto che queste operazioni stanno provocando sul territorio.
Bilancio comunale e le alienazioni virtuali
Partiremo dal bilancio comunale, in cui la Giunta Conti ha inserito per il 2026 una previsione di entrate da alienazioni pari a 20.812.952,35 euro. Questa cifra record gonfia in modo virtuale il capitolo degli investimenti e mina l’attendibilità dei conti pubblici: un terzo del Piano delle Opere Pubbliche (60 milioni totali) dovrebbe essere finanziato con queste alienazioni. Se le vendite non avvengono, un terzo degli investimenti promessi non sarà realizzato. Tra questi spiccano i casi dell’edificio di via Fermi (valutato 2 milioni di euro), le cui prime gare nel 2026 sono già andate deserte, fino alla grande questione della vendita dell’Arena Garibaldi.
Il Piano dell'Università e degli altri enti
Un capitolo centrale riguarda l’Università di Pisa. Il piano delle alienazioni dell’Ateneo prevede la vendita di decine di immobili, alcuni di grandissimo valore. Basti pensare agli edifici che saranno messi sul mercato a breve:
Il Dipartimento di Biologia nel quartiere di Santa Maria, a due passi dalla Torre;
Il complesso del Santa Chiara;
La sede di Veterinaria sulle Piagge;
Gli edifici in via San Zeno nel quartiere San Francesco;
L’ex-Dipartimento di Chimica (per il quale l’Ateneo ha spinto per la trasformazione in student hotel).
Senza dimenticare immobili di pregio chiusi e abbandonati da anni, come Palazzo Mastiani in Corso Italia. Analizzeremo anche l’impatto sui quartieri: nel centro storico, a pochi metri da Palazzo Mastiani, è in vendita da anni l’ex-sede della Banca d’Italia in via San Martino, seguendo la logica della pura rendita; lo stesso sta accadendo per l’ex-Catasto. Indagheremo inoltre il ruolo degli altri atenei. La Scuola Superiore Sant’Anna è oggi uno dei più grandi attori immobiliari in città, come dimostrano le nuove costruzioni tra Pisa e San Giuliano e i recenti acquisti dal Comune del complesso di Santa Croce in Fossabanda (3 milioni di euro) e delle ex-Stallette (2,6 milioni di euro). Non vanno poi dimenticate le operazioni dell’università degli ultimi anni: Esemplare il caso del 2017 in cui l’università di Pisa ha ceduto al gruppo Madonna l’Ex Gea (situato accanto alle mura della città) e Palazzo Feroci (in centro storico, quartiere Santa Maria) a due passi da Piazza dei Cavalieri in cambio della ristrutturazione del complesso immobiliare Ex Benedettine. L’area dell’ex Gea/ex Asnu (occupata dal 2003 al 2004 dopo lungo abbandono) dal 2023 è un supermercato, mentre Palazzo Feroci (occupato nel 2013-2014 dopo anni di abbandono) è una residenza turistica di lusso a partire dal 2022. Ma anche il complesso delle Benedettine, sul lungarno nel quartiere Sant’Antonio è in gran parte gestito dall’Università come foresteria di lusso dedicata, ma non in maniera esclusiva essendo disponibile anche dalle vetrine commerciali a “ferie ideale per singoli studenti, ricercatori e professori universitari, italiani e stranieri.”
L’elenco delle svendite (riuscite e incompiute) è lungo e può essere ulteriormente dettagliato: alcuni esempi: Palazzo Trovatelli abbandonato per decenni, venduto nel 2019 da AUOP a Sagabri Srl, una joint venture tra la famiglia Madonna e l’ex calciatore Gennaro Gattuso, per 8 milioni di euro dopo una serie di aste andate deserte che partivano da una base d’asta superiore ai 20 milioni di euro, oggi ancora in abbandono (dal 2010) in attesa di una trasformazione in Hotel di lusso vista Torre.
La Mattonaia, destinato a case popolari in centro storico, opera incompiuta risalente agli anni ‘80, proprietà del comune di Pisa che da decenni prova a venderlo senza successo.
La svendita di 382 case popolari (ERP)
In questa analisi è fondamentale evidenziare un’operazione gravissima: la Giunta Conti ha messo in vendita 382 alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP), di cui 364 attualmente abitati. Indagheremo le ragioni per cui quasi 400 case popolari non siano più ritenute un patrimonio d’interesse per l’amministrazione cittadina. In un Paese dove solo il 3% del patrimonio immobiliare è pubblico, a Pisa si sceglie di venderlo invece di ampliarlo. Ad oggi, la graduatoria ERP a Pisa conta più di 800 nuclei familiari in attesa, mentre nel 2024 le nuove assegnazioni sono state solo 56. I numeri dimostrano che le case non solo non vanno vendute, ma non bastano.
La privatizzazione tramite la Patrimonio Pisa Srl
Infine, analizzeremo il trasferimento di beni comuni dal Comune a una società immobiliare controllata al 100% dall’ente: Patrimonio Pisa Srl (amministratore unico Matteo dell’Innocenti). Questa società opera secondo criteri di mercato che nulla hanno a che fare con gli obiettivi sociali di un’amministrazione pubblica. In questo “contenitore” saranno trasferiti immobili cruciali come l’ex-Stazione Leopolda, gli Arsenali Repubblicani, i Vecchi Macelli e il Parco della Cittadella (oggetto di un importante progetto di recupero PNRR).
La scelta della Giunta Conti è quella di privatizzare la gestione degli immobili riqualificati con fondi PNRR. Dalla nuova piscina comunale alla Chiesa della Qualquonia, dal Parco della Cittadella all’impianto sportivo del Cep; il modello unico è l’affidamento ai privati. Quella del PNRR sarebbe dovuta essere un’occasione di dibattito pubblico con la cittadinanza e le forze sociali per decidere il futuro di Pisa, non un modo per consegnare migliaia di metri quadrati alla logica del profitto e del lavoro a basso costo.
Un esempio emblematico della gestione immobiliare dell’amministrazione è il recente acquisto di nuovi uffici presso la Sesta Porta per un importo di circa 1 milione di euro. L’operazione è stata condotta attraverso la Patrimonio Pisa Srl, la società a partecipazione pubblica che sta diventando il perno delle manovre patrimoniali del Comune. Questa operazione solleva forti perplessità, specialmente se messa in relazione alla gestione di altri immobili comunali, come l’edificio ex-Apes di via Fermi. Mentre il Comune cerca di vendere immobili strategici nel centro storico a privati (spesso con basi d’asta ribassate o favorendo cambi di destinazione d’uso verso il turistico-ricettivo), sposta risorse pubbliche per acquistare spazi in strutture come la Sesta Porta.
Questo trasferimento di beni e capitali verso la Patrimonio Pisa Srl sottrae la gestione del patrimonio cittadino al controllo democratico diretto del Consiglio Comunale. Il rischio è che la società diventi un mero strumento per operazioni finanziarie e di “cartolarizzazione” che non rispondono ai bisogni reali della cittadinanza, ma solo a logiche di bilancio o di favore verso la privatizzazione dei servizi e degli spazi urbani.
Distretto 42
Uno dei tasselli del naufragato Progetto Caserme con cui si è realizzato uno dei maggiori scempi nel centro della nostra città con la distruzione del parco “Andrea Gallo” e del progetto di riutilizzo pubblico portato avanti dal Municipio dei Beni Comuni. Il processo speculativo costruito con il centrosinistra è proseguito con il centrodestra e prevede 73 appartamenti, 110 posti auto, un edificio di nuova costruzione, nessuna sostenibilità ambientale e la cancellazione di qualsiasi forma di utilità sociale. A portare avanti l’operazione è il Fondo Investimenti per la Valorizzazione – Comparto Extra di Cassa Depositi e Prestiti, la cui missione esplicita è “acquisire beni di proprietà dello Stato per venderli sul mercato dopo attività di valorizzazione”. È bene ricordare che l’area ex demaniale è stata trasferita al fondo (che è privato, ma sostenuto con i risparmi postali della cittadinanza) dopo un accordo di programma ad una cifra molto al di sotto del valore reale degli immobili. Vengono previste, infatti, tutte le agevolazioni possibili per il costruttore in funzione della realizzazione di “housing sociale”: dallo scomputo degli oneri di urbanizzazione all’esenzione sulle tasse comunali, ma i canoni di locazione e i prezzi di vendita che si prevedono fanno riferimento a tabelle vecchie e non aggiornate che di fatto oggi, a causa della crisi del settore immobiliare, corrispondono ai valori che si possono trovare sul mercato senza agevolazioni. Al contempo, con una procedura del tutto anomala, si prevede nella stessa convenzione tra il Comune e la società proprietaria di Fondo di Investimenti, Investire SGR S.p.A., la possibilità esplicita di derogare alla destinazione di housing sociale nel caso in cui gli equilibri finanziari dell’operazione venissero a mancare, in palese contrasto con l’atto di indirizzo approvato dal Consiglio comunale nel 2017 e senza che sia stato presentato alcun Piano finanziario e di fattibilità economica. Insomma, siamo davanti ad un’operazione scandalosa e plateale in cui non si tutelano in alcun modo il bene comune e le funzioni pubbliche e sociali di questa area strategica per la città, ma si pongono delle condizioni capestro.