- Il Caso Pisa
La cruda realtà: stabilità e poi decrescita, qui come ovunque
La realtà è che - come in generale in Italia e come in quasi tutte le città italiane - il destino di Pisa nel medio e lungo periodo è quello di una perdita assoluta di abitanti non solo, come si dice spesso, perché molte persone si trasferiscono nei comuni vicini, ma soprattutto a causa di un saldo naturale pesantemente negativo, cioè perché non si fanno più figli a sufficienza per compensare chi muore. Ormai da molti anni infatti le morti sono regolarmente il doppio delle nascite e se la popolazione di Pisa si è risollevata dal minimo storico del 2007 - quando era scesa dal massimo storico dei 104.500 del censimento del 1981 a circa 86.500 abitanti - è stato solo grazie all’afflusso di quei migranti che alcuni astuti esponenti della maggioranza vorrebbero rimandare a forza a casa loro. Un afflusso il cui ritmo in Italia come a Pisa sta tuttavia già da qualche tempo rallentando come si vede dal grafico Istat qui sotto che riguarda tutta l’Italia. Ma andiamo a vedere più da vicino le dinamiche locali. Come già accennato la popolazione pisana aveva raggiunto il massimo storico al censimento del 1981 con circa 104.000 abitanti. Da allora e fino al censimento del 2011 non ha fatto che calare, perdendo ben 19.000 residenti. Il calo più drammatico è stato quello tra i censimenti del 1991 e del 2001, di quasi 10.000 abitanti, quando non c’era ancora un importante flusso migratorio a bilanciare gli esodi verso altri comuni del circondario e un saldo naturale ormai in forte calo.
A Pisa come nel resto d’Italia, insomma: a) si è verificata dapprima una stagnazione del saldo naturale - dal 1980 circa fino al 2010 circa - e poi una rapida discesa; b) a ciò si è accompagnata dopo il 2000 un’impennata degli arrivi di cittadini stranieri, comunitari e poi soprattutto extracomunitari; c) dalla metà anni Dieci è tuttavia iniziata - come altrove - una stabilizzazione del ritmo degli arrivi, che resta ancor oggi decisivo per compensare il saldo naturale negativo ma è più debole che in passato; d) nel frattempo la popolazione “italiana” si è progressivamente contratta.
Nel caso di Pisa questa dinamica ha fatto in modo che tra il 2007 e il 2017 il numero di abitanti è riuscito a risalire ma solo grazie al contributo dell’immigrazione straniera. Dal 2017 è però praticamente fermo, oscillando costantemente attorno alle 90-91.000 unità, anno più anno meno.
È necessario a questo punto aggiungere che nel 2025 l’Istat ha effettuato una stima tendenziale dell’andamento demografico di tutti i comuni italiani fino al 2050 e ha valutato che a quella data la popolazione pisana scenderà al di sotto del minimo raggiunto nel 2011 perdendo 4.500 abitanti rispetto ad ora. Sempre secondo queste proiezioni demografiche la minoranza dei comuni toscani (18%) destinati tendenzialmente a crescere è per la gran parte costituita da località che continuano ad ospitare tessuti produttivi tradizionali come Santa Croce sull’Arno, Montopoli in Val d’Arno, Santa Maria a Monte, Castelfranco di Sotto, Calcinaia, Bientina, Pontedera in provincia di Pisa o Prato tra i capoluoghi. Firenze al contrario, che come Pisa sta puntando massicciamente sullo sfruttamento di flussi temporanei di utenti - turismo, università, sanità - attraverso la consegna della città nelle mani della speculazione edilizia e finanziaria appare anch’essa destinata a decrescere. Come del resto sta facendo già oggi.