- Il Caso Pisa
Il caso di Pisa
Le trasformazioni che descriveremo in questa inchiesta non sono spontanee, ma sono rese possibili da una ridefinizione del ruolo dell’urbanistica e delle istituzioni locali. Si afferma un modello che può essere definito di urbanistica neoliberale, in cui la pianificazione non agisce più come strumento di regolazione pubblica, ma come dispositivo di facilitazione della rendita. La flessibilità delle destinazioni d’uso, la deregolamentazione delle procedure, il trasferimento di funzioni alle società partecipate e la centralità dei grandi progetti configurano un sistema in cui il pubblico assume un ruolo attivo nel rendere la città appetibile per gli investitori. Il problema non è solo che alcuni investitori entrano in città; il problema è che si costruisce una macchina politico-amministrativa che rende questa penetrazione più facile e più legittima. Se le funzioni si spostano dal Comune alle società partecipate, se la pianificazione diventa più flessibile, se i vincoli sono presentati come ostacoli al profitto, allora la città viene riorganizzata istituzionalmente per funzionare come spazio di valorizzazione. In altre parole, la città viene adattata alle esigenze del capitale, più che ai bisogni dei suoi abitanti.
Un primo elemento chiave è la modifica della composizione degli attori economici presenti in città. Si registra un passaggio da una prevalenza di gruppi locali a una crescente presenza di soggetti internazionali, spesso organizzati in forma di fondi di investimento, società di gestione del risparmio e holding immobiliari.
Questo cambiamento non riguarda solo la provenienza del capitale, ma anche la logica con cui la città viene letta e trasformata: non più come spazio da abitare e amministrare, ma come insieme di opportunità di investimento segmentate per funzione (student housing, turismo, logistica, grandi contenitori dismessi).
Parallelamente, l’imprenditoria locale non scompare, ma viene ricollocata dentro nuovi equilibri, spesso in connessione con grandi opere, società partecipate e circuiti di spesa legati a finanziamenti e appalti pubblici, come nell’ultimo periodo con il PNRR.
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