- Grandi opere, Le trasformazioni urbane a Pisa, Mappatura casi concreti
Grandi opere
Un ruolo centrale in “Pisa Depredata” e nel coacervo di interessi e grandi affari economici è occupato dalle grandi opere che si intendono realizzare sul nostro territorio per un valore di centinaia di milioni di euro. Si tratta di interventi che, nel complesso, delineano un modello di sviluppo basato sulla distruzione del territorio e sulla sottomissione alle logiche dell’economia di guerra.
La Darsena Europa
Un progetto mastodontico che rischia di devastare in modo irreversibile l’equilibrio ambientale e sociale del litorale tra Pisa e Livorno. Il progetto prevede la costruzione di una nuova banchina protesa in mare per quasi 2 chilometri e lo scavo del fondale fino a 18-19 metri, per permettere l’attracco di navi giganti in grado di trasportare dai 14.000 ai 16.000 container. Si tratta di un investimento di circa 1 miliardo di euro, ripartito tra finanziamento pubblico (circa 550 milioni tra Stato e Regione) e 450 milioni a carico di un partner privato ancora da individuare. È un’opera che appare sempre più lontana dall’interesse pubblico e totalmente piegata alle logiche del profitto privato e della speculazione. Ancora una volta assistiamo al paradosso di ingenti risorse pubbliche utilizzate per profitti privati, con il rischio che le infrastrutture portuali vengano gestite in totale autonomia dalle istituzioni locali, seguendo logiche di pura privatizzazione. L’utilità di questo progetto per l’occupazione e per il rilancio del porto è tutt’altro che dimostrata. Al contrario, sono concreti e gravi i rischi per il litorale di Calambrone, Tirrenia e Marina di Pisa: gli impatti negativi sull’erosione costiera non sono stati adeguatamente analizzati, come denunciato anche dall’Ente Parco e dalle Associazioni ambientaliste. Inoltre, l’escavazione dei fondali rischia di rimettere in circolo inquinanti depositati da tempo nel porto, compromettendo la qualità dell’acqua e la vita marina. Tutto ciò rappresenta una grave minaccia per il nostro territorio, per la sua economia e per il suo ambiente. Questo è uno dei punti centrali della nostra inchiesta: svelare l’intreccio di affari che si muove intorno a questa grande opera e denunciare i soggetti che ne promuovono la realizzazione.
Porto di Marina di Pisa
La mega area residenziale prevista per il Porto di Marina di Pisa è un’operazione puramente speculativa, tutta interna ad un modello economico insostenibile. È doveroso ricordare, infatti, che l’operazione del Porto di Marina, frutto del sistema di relazioni fra le amministrazioni comunali degli ultimi 20 anni e pochi imprenditori, basava la sua presunta redditività sulla realizzazione di oltre 150 mila metri cubi di edificato in aree anche pubbliche, volumi che già allora risultavano chiaramente sovradimensionati per una città come Pisa. Se venti anni fa questa colata di cemento era insostenibile, oggi è assolutamente ingiustificabile di fronte alla crisi economica e ambientale e alla necessità di favorire modelli di turismo che rispettino il territorio. A questo progetto ci siamo opposti sin dall’inizio insieme al Comitato per la salvaguardia di Boccadarno e alle associazioni ambientaliste; opposizione che si concluse con la sentenza definitiva del Consiglio di Stato che a tutt’oggi stabilisce l’illegittimità di questa operazione immobiliare. I terribili eventi climatici che nei mesi scorsi hanno flagellato il nostro territorio, colpendo in modo mai visto prima Marina di Pisa, sembra che non abbiano insegnato nulla o forse si ignorano volutamente in nome del profitto e degli interessi privati. Colpisce il fatto che, quando Marina di Pisa è stata invasa dall’acqua del mare che entrava nelle strade e nelle case, tra le aree allagate c’erano proprio quelle su cui si intendono costruire decine e decine di nuove abitazioni. Infatti dopo che il progetto presentato dalla Namira, la società che ha comprato i terreni intorno al porto dopo il fallimento della Boccadarno, è stato bocciato dal Comune di Pisa e dalla Soprintendenza nella parte in via Barbolani dove si volevano realizzare ben 3 edifici residenziali per numerose criticità, la stessa Namira ha presentato subito prima di Natale un contributo al Piano Operativo Comunale con quale rilancia una ulteriore proposta modificativa del Piano attuativo su altre 2 aree specifiche, persino più impattante delle attuali previsioni. Il messaggio del grande investitore, dopo lo stop, è chiaro e forte: occorre aumentare la redditività dell’intervento altrimenti non ricaviamo profitti. Da qui la richiesta per la Umi 5 di introdurre la destinazione per alberghi e residenze Turistico-Alberghiere al fine di realizzare una mega struttura ricettiva da 6.800 mq, al posto della attuale destinazione residenziale di 4.900 mq. Si aumenta così il carico urbanistico sulla Umi 5 e si triplica la previsione per la funzione turistica ricettiva che era prima collocata nella Umi 12 che era pari a 2.312 mq pari a 77 posti letto. E così al contempo Namira ha chiesto che nella Umi 12 possano essere introdotte le seguenti destinazioni per 2000 mq: ambulatori, centri congressi, strutture associative, impianti per lo spettacolo sportivo, cliniche, esercizi di somministrazione alimenti e bevande, impianti scoperti e coperti per la pratica sportiva a scopo commerciale. Si chiede, inoltre, al fine di poter realizzare questo intervento alberghiero e questi ulteriori servizi di carattere privato lo stralcio di una porzione di area oggi destinata a standard in cessione al Comune, e anche l’aumento delle altezze per queste nuove strutture. È evidente l’operazione al rialzo di Namira con questa nuova richiesta al Comune, con la quale si punta tutto su una maxi struttura ricettiva con la solita riproposizione di un modello turistico che consuma il territorio e produce precarietà, lavoro povero e precario come dimostrano tutti i recenti studi, non ritenendo più l’opzione residenziale così redditizia. Proprio l’elaborazione del Piano Operativo Comunale sarebbe, invece, l’occasione giusta ed il momento adeguato per ripensare tutta l’area e procedere ad una ripianificazione con funzioni sociali e pubbliche, servizi, spazi commerciali di vicinato in continuità e a completamento dell’abitato storico, che non siano un elemento estraneo e chiuso come le precedenti previsioni ma una parte del tessuto edificato di Marina, lasciando libere e pubbliche le aree intorno al porto per poter essere fruibili da tutti, e prevedendo ampie zone di verde pubblico utili anche alla mitigazione climatica e alla ritenzione delle acque meteoriche.
La Tangenziale Nord Est
La Tangenziale Nord-Est, sostenuta in maniera bipartisan da centrodestra e centrosinistra, è un’infrastruttura fuori dal tempo e dalla storia. Come denunciamo da anni insieme alle associazioni ambientaliste, l’opera si sta confermando un vero e proprio pozzo senza fondo. Per completare l’opera servirebbero, infatti, altri 166 milioni di euro, che si andrebbero ad aggiungere ai 34 milioni di euro già sperperati per il primo lotto. 200 milioni di euro che andranno ulteriormente a lievitare. La realtà che si tenta di mascherare è che la Tangenziale è un progetto vecchio e costoso, fondato su un modello di mobilità non più sostenibile. Negli anni trascorsi dalla sua prima progettazione, la sensibilità e le necessità sono cambiate: i rapporti degli esperti scientifici (IPCC) sul cambiamento climatico impongono scelte opposte. Questa infrastruttura genererà più traffico e quindi più inquinamento (come accade sempre quando si costruiscono nuove strade), consumerà suolo agricolo e distruggerà l’identità della piana a Nord di Pisa, senza offrire una reale alternativa all’uso dell’auto privata. Alla luce di tutto questo, è evidente che l’unica scelta sensata sia fermare questo spreco di centinaia di milioni di euro pubblici. Risorse che dovrebbero essere utilizzate per realizzare un sistema di trasporto pubblico sostenibile e accessibile, puntando sull’agricoltura biologica e di qualità e sulla valorizzazione del territorio.
La nostra proposta alternativa è il Parco Agricolo della Piana: un’idea per rilanciare la pianura tra Pisa e il Monte Pisano – cuore geografico della zona pisana troppo spesso considerato solo come area di espansione edilizia. Questo progetto rilancerebbe il territorio attraverso la produzione agricola di prossimità, il turismo ambientale e culturale (a partire dal recupero dell’Acquedotto Mediceo) e le opere necessarie per la messa in sicurezza idrogeologica.
Mentre centrodestra e centrosinistra continuano a parlare di “opera strategica”, per noi la Tangenziale rimane un intervento dannoso che deve essere definitivamente abbandonato.
Cittadella Aeroportuale
Si tratta dell’ennesima sciagurata previsione fatta dalla Giunta Filippeschi e confermata dalla Giunta Conti che porterebbe ad una maxi cementificazione di aree verdi nel quartiere di San Giusto. Si tratta infatti di zone attualmente agricole e ad alta pericolosità idraulica in cui si vogliono fare nuovi edifici residenziali, turistico-ricettivi e commerciali di cui la città non ha alcun bisogno e con l’unico obiettivo della loro valorizzazione economica.